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5 dicembre 2018

Il via libera alla cannabis terapeutica in Lombardia può cambiare tutto

Cannabis terapeutica in Israele. (Foto: Uriel Sinai/Getty Images)
Cannabis terapeutica in Israele. (Foto: Uriel Sinai/Getty Images)

Quello che sta per concludersi non è stato un anno facile per i pazienti della cannabis terapeutica. Nonostante la loro efficacia sia ancora da provare, le cure cannabinoidi sono legali dal 2007, ma una normativa confusa e frammentata, unita a una costante penuria di medicinali, ne rendono l’accesso molto difficile per i pazienti. Presto, però, il quadro potrebbe cambiare. Il 4 dicembre il Consiglio regionale della Lombardia ha approvato all’unanimità la mozione di +Europa che sostiene la produzione di cannabis terapeutica nella regione.

È una notizia rilevante perché di tanto in tanto arrivano notizie di vere e proprie emergenze sanitarie, a causa di un’offerta che non riesce a incontrare la domanda, oltre che per l’impreparazione generale che ancora regna sull’argomento. In Liguria, ad esempio, negli scorsi mesi oltre mille persone hanno dovuto sospendere le cure a causa dei mancati approvvigionamenti degli ospedali e delle Asl. In questo contesto, però, le prescrizioni di farmaci a base di cannabis a livello nazionale continuano ad aumentare.

La scarsità di medicinali cannabinoidi in Italia è un ostacolo al diritto alla salute per migliaia di persone. Il testo approvato in Lombardia, presentato dal consigliere Michele Usuelli, chiede di organizzare iniziative per la formazione sul tema dei medici, di monitorare attraverso dei report annuali il fabbisogno di cannabis a uso terapeutico e di istituire un tavolo di lavoro tra Comune di Milano, Regione Lombardia, ministero della Salute e università per creare un polo di ricerca e produzione.

L’Italia importa la quasi totalità dei suoi farmaci cannabinoidi da paesi come l’Olanda, con lunghe trafile burocratiche, prezzi molto alti e tempi di consegna lunghi. L’approvvigionamento italiano dipende poi dalla qualità del raccolto olandese. Questo porta a situazioni come quella della primavera 2017, quando la distruzione di un intero raccolto del produttore monopolista aveva interrotto le esportazioni di medicinali, con tutte le conseguenze del caso nell’accesso alle cure per i pazienti italiani. Da qualche anno esiste anche una produzione statale di cannabis terapeutica, quella portata avanti dallo Stabilimento chimico farmaceutico di Firenze. La quantità di cannabis terapeutica made in Italy è però molto bassa e arriva a soddisfare solo una piccolissima parte della domanda. La mozione del Consiglio regionale della Lombardia, che prepara il terreno istituzionale verso un’estensione della produzione nazionale, è dunque molto importante.

A Milano già da mesi si parla di una produzione urbana di cannabis terapeutica. A inizio ottobre il consiglio comunale ha approvato una mozione che chiede al sindaco Beppe Sala di attivarsi con il governo per “rompere il monopolio della coltivazione della cannabis terapeutica che oggi viene prodotta nello stabilimento farmaceutico militare di Firenze“. Le aree individuate sarebbero quelle del Parco agricolo Sud, oltre che i terreni delle numerose cascine che popolano l’hinterland milanese. “Se il governo autorizzasse la coltivazione controllata della cannabis terapeutica da una parte si soddisferebbe la domanda proveniente da malati gravi e dall’altra parte si creerebbero posti di lavoro e profitti utili a preservare il patrimonio delle cascine milanesi per cui manca la disponibilità di fondi pubblici necessari per le urgenti ristrutturazioni”, ha spiegato Alessandro De Chirico, consigliere di Forza Italia.

Ciò che contraddistingue il caso lombardo è proprio la natura bipartisan dell’attivismo per la cannabis terapeutica. Un lavoro corale, portato avanti dalla sinistra e dai radicali ma che fa proseliti anche nella Lega, in Forza Italia e nel M5s. L’approvazione unanime della mozione del 4 dicembre si inserisce in questo clima cooperativo.

Le conseguenze del percorso avviato in Lombardia non si avranno solo da un punto di vista sanitario, ma anche lavorativo. In effetti quella della cannabis terapeutica è una vera e propria industria, che da produttore a consumatore può coinvolgere un numero ingente di lavoratori. La Coldiretti ha stimato che una produzione nazionale in grado di soddisfare i bisogni dei pazienti sarebbe in grado di garantire un business da 1,4 miliardi di euro e almeno 10mila posti di lavoro generati lungo tutta la filiera. Numeri importanti, che si aggiungono alle migliaia di pazienti che smetterebbero di vivere la propria cura come un percorso a ostacoli. Secondo alcune stime, sono 20mila le persone che oggi in Italia fanno uso di cannabis terapeutica prescritta. È solo la punta dell’iceberg: gli alti costi – dovuti al fatto che non tutte le regioni hanno ancora previsto la gratuità delle cure – portano in molti a rivolgersi al mercato nero. E la criminalità organizzata, che proprio dal commercio di cannabinoidi ricava 7 miliardi di euro l’anno, ringrazia.

La mozione lombarda, ponendosi l’obiettivo di rompere la dipendenza dalle importazioni e statalizzare la produzione di cannabis terapeutica, interviene su questi aspetti cruciali: accesso alle cure, lavoro, mafie. Gli investimenti in ricerca previsti nel testo, corollario di questo percorso, permetteranno poi di approfondire gli studi sul tema, come richiesto proprio in questi giorni dall’Osservatorio europeo delle droghe e delle tossicodipendenze.

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